Molte persone che soffrono di bruxismo raccontano la stessa esperienza: dormono sette o otto ore, ma al risveglio la mandibola è già rigida, i muscoli del viso sono affaticati e la sensazione di tensione non è scomparsa. È una situazione che può sembrare contraddittoria. Se il corpo ha riposato tutta la notte, perché il sistema muscolare continua a comportarsi come se fosse sotto stress?
La risposta potrebbe trovarsi nel modo in cui oggi la ricerca interpreta il bruxismo. Il nuovo modello biopsicosociale suggerisce che il serramento dei denti non dipenda soltanto dalla mandibola, ma anche dal livello di attivazione del sistema nervoso. E un sistema nervoso iperattivo non recupera necessariamente solo perché si dorme.
Per questo motivo è utile distinguere tra riposo fisico, riposo mentale e riposo psicologico. Sono tre dimensioni diverse del recupero e, quando una di esse manca, il corpo può continuare a manifestare segnali di tensione, tra cui proprio il bruxismo.
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Perché chi soffre di bruxismo può svegliarsi ancora contratto
Dormire è indispensabile, ma non sempre significa recuperare davvero.
Il sistema nervoso non misura il recupero soltanto in ore di sonno. Valuta anche la qualità del riposo, il livello di stress accumulato durante la giornata, il ritmo circadiano, il carico emotivo e la quantità di stimoli ricevuti.
Se questi fattori rimangono elevati, il cervello può mantenere uno stato di iperattivazione neurofisiologica, anche dopo una notte apparentemente regolare.
È uno dei motivi per cui alcune persone si svegliano con:
- mandibola rigida;
- muscoli masticatori affaticati;
- cefalea mattutina;
- tensione cervicale;
- sensazione di non aver recuperato completamente.
Il bruxismo, in questo contesto, non rappresenta necessariamente un problema “dei denti”, ma una possibile manifestazione di un organismo che fatica a ritrovare un equilibrio tra attivazione e recupero.
Riposo fisico: quando muscoli e sistema nervoso hanno bisogno di recuperare
Il primo tipo di riposo è quello più intuitivo: il riposo fisico.
Non significa soltanto stare fermi o dormire, ma permettere all’organismo di recuperare dopo uno sforzo muscolare o una giornata trascorsa in posture statiche.
Chi lavora molte ore al computer, mantiene la testa proiettata in avanti o trascorre gran parte della giornata con spalle e mandibola contratte può accumulare un importante sovraccarico muscolare.
In questo caso il recupero passa anche attraverso il movimento.
Attività fisica moderata, passeggiate, esercizi di mobilità, stretching e respirazione diaframmatica aiutano il corpo a distribuire meglio le tensioni e a favorire un fisiologico rilassamento della muscolatura.
Paradossalmente, quindi, il modo migliore per recuperare fisicamente non è sempre il riposo assoluto, ma un movimento adeguato e regolare.
Riposo mentale: il cervello ha bisogno di smettere di elaborare informazioni
Esiste poi un tipo di stanchezza molto meno visibile: quella cognitiva.
Il cervello moderno passa gran parte della giornata elaborando notifiche, e-mail, riunioni, messaggi, decisioni, problemi da risolvere e informazioni provenienti da decine di fonti diverse.
Anche quando il lavoro finisce, spesso continua l’attività mentale: si controlla il telefono, si risponde ai messaggi, si scorrono i social network o si pensa continuamente agli impegni del giorno successivo.
Questo significa che il cervello rimane costantemente impegnato e fatica a ridurre il proprio livello di attivazione.
Per chi soffre di bruxismo, concedersi momenti privi di stimoli cognitivi può rappresentare una forma di recupero tanto importante quanto il sonno.
Leggere qualche pagina di un libro, passeggiare senza telefono, dedicarsi a un hobby o semplicemente trascorrere alcuni minuti senza schermi può contribuire a interrompere il flusso continuo di informazioni e favorire una migliore regolazione del sistema nervoso.
Riposo psicologico: sentirsi finalmente “fuori allerta”
Il terzo tipo di recupero è probabilmente quello meno conosciuto.
Molte persone non sono fisicamente stanche né mentalmente sovraccariche, ma vivono costantemente in uno stato di allerta psicologica.
Sentono di dover controllare tutto, risolvere problemi, soddisfare aspettative, essere sempre disponibili o mantenere elevate prestazioni.
Il sistema nervoso interpreta questa condizione come una richiesta continua di vigilanza.
Anche durante il tempo libero il cervello può rimanere in modalità “lavoro”, impedendo un vero rilassamento.
In questi casi il recupero passa attraverso esperienze che restituiscono una sensazione di sicurezza e di assenza di pressione.
Trascorrere tempo con persone con cui ci si sente a proprio agio, dedicarsi ad attività piacevoli senza obiettivi di performance, stare nella natura o imparare a ritagliarsi spazi senza sensi di colpa può rappresentare un autentico riposo psicologico.
Quale tipo di riposo manca davvero a chi soffre di bruxismo?
Una delle domande più utili che una persona con bruxismo può porsi non è “quanto dormo?”, ma “quale tipo di recupero mi sta mancando?”
C’è chi dorme molto ma continua a vivere giornate caratterizzate da stress emotivo.
Chi pratica sport con regolarità ma non riesce mai a interrompere il flusso di pensieri.
Chi si prende qualche giorno di ferie senza però riuscire a smettere di controllare il lavoro.
Oppure chi trascorre il tempo libero svolgendo attività che diventano esse stesse una fonte di pressione.
Osservare questi aspetti permette di comprendere meglio il proprio bruxismo, perché aiuta a individuare quali fattori mantengono il sistema nervoso in uno stato di attivazione persistente.
Piccoli momenti di recupero possono fare la differenza
Non è necessario rivoluzionare la propria vita per favorire un migliore equilibrio del sistema nervoso.
Spesso sono i piccoli cambiamenti quotidiani ad avere un impatto significativo nel tempo.
Programmare brevi pause durante il lavoro, esporsi alla luce naturale nelle prime ore del mattino, praticare attività fisica moderata, limitare l’uso degli schermi prima di dormire o dedicare alcuni minuti alla respirazione consapevole rappresentano strategie semplici che possono migliorare la capacità di recupero dell’organismo.
L’obiettivo non è eliminare completamente lo stress, cosa impossibile, ma alternare con maggiore efficacia i momenti di attivazione a quelli di recupero.
È proprio questa alternanza che permette al sistema nervoso di funzionare in modo più efficiente.
Il supporto di BruxRelax® per favorire il recupero del sistema nervoso
Il nuovo modello biopsicosociale suggerisce che sostenere il sistema nervoso rappresenti una parte importante della gestione del bruxismo.
Durante la giornata, la BruxRelax® Day Formula combina Ashwagandha, Lavanda, Teanina, Passiflora, Magnesio e Vitamine B5 e B6, ingredienti che lavorano in sinergia per favorire il benessere mentale, sostenere il normale funzionamento del sistema nervoso e contribuire alla fisiologica funzione muscolare.
La sera, la BruxRelax® Night Formula accompagna il naturale rilassamento dell’organismo e favorisce un sonno di qualità, creando condizioni più favorevoli al recupero neurofisiologico.
Naturalmente, nessun integratore può sostituire uno stile di vita equilibrato. Inserito all’interno di un approccio più ampio che comprende sonno regolare, attività fisica, gestione dello stress e corrette abitudini quotidiane, può però rappresentare un valido supporto per chi desidera affrontare il bruxismo in modo più completo.
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Bibliografia
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