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Bruxismo e modello biopsicosociale: la nuova svolta scientifica che cambia il modo di interpretarlo

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Per anni il bruxismo è stato interpretato quasi esclusivamente come un problema dell’apparato stomatognatico: malocclusioni, contatti dentali alterati, interferenze occlusali o parafunzioni da correggere attraverso bite e dispositivi intraorali. Oggi però la ricerca scientifica sta progressivamente modificando questa visione.

Secondo il nuovo modello biopsicosociale del bruxismo del Prof. Manfredini, il serramento e il digrignamento dei denti non possono più essere considerati fenomeni puramente meccanici o semplici abitudini prive di significato fisiologico. Il bruxismo viene sempre più descritto come un comportamento motorio complesso, influenzato dall’interazione tra fattori biologici, neurofisiologici, psicologici e ambientali.

Si tratta di una svolta importante, perché cambia non solo il modo di interpretare il problema, ma anche l’approccio clinico e terapeutico.

BruxRelax è l’unico brand interamente dedicato al bruxismo: articoli, consigli pratici, prodotti e soluzioni pensati esclusivamente per chi soffre di digrignamento e serramento dei denti. Un punto di riferimento unico per informarsi e trovare sollievo.

Cos’è il modello biopsicosociale del bruxismo

Il modello biopsicosociale parte da un presupposto fondamentale: il corpo umano non funziona attraverso sistemi isolati, ma tramite reti integrate che coinvolgono cervello, sistema nervoso, comportamento e ambiente.

Applicato al bruxismo, questo significa che il serramento dei denti non dipende da una singola causa, ma dall’interazione dinamica tra diversi fattori predisponenti e modulanti.

La componente biologica comprende predisposizione genetica, regolazione neurofisiologica, qualità del sonno, ritmo circadiano e attività del sistema nervoso autonomo.

La componente psicologica include invece ansia, stress cronico, ipervigilanza, disregolazione emotiva e tratti di personalità orientati al controllo o alla performance.

Infine, la componente sociale riguarda il contesto in cui il soggetto vive: carico mentale, ambiente lavorativo, relazioni interpersonali, pressione sociale e stili di vita iperstimolanti.

Il bruxismo, quindi, viene interpretato come una manifestazione neurocomportamentale multifattoriale e non più soltanto come un disturbo dentale.

Perché la teoria occlusale del bruxismo sta perdendo centralità

Per molto tempo il paradigma dominante ha attribuito al bruxismo un’origine prevalentemente occlusale. L’idea era che disallineamenti mandibolari o contatti dentali alterati potessero innescare automaticamente il serramento.

Negli ultimi anni, però, la letteratura scientifica ha progressivamente ridimensionato il peso eziologico dell’occlusione.

Oggi sappiamo che molti soggetti con occlusione normale soffrono di bruxismo, mentre numerose persone con importanti alterazioni occlusali non presentano serramento o digrignamento. La correlazione diretta tra malocclusione e bruxismo appare quindi molto più debole di quanto si credesse in passato.

Questo ha portato la ricerca a spostare l’attenzione verso il sistema nervoso centrale e i meccanismi di regolazione dell’arousal neurofisiologico.

Il bruxismo può avere una funzione adattativa?

Uno degli aspetti più innovativi del nuovo modello riguarda proprio la possibile funzione del bruxismo.

Tradizionalmente il serramento è stato definito una “parafunzione”, cioè un’attività priva di finalità biologica. Oggi però alcuni ricercatori suggeriscono che il bruxismo possa rappresentare, almeno in determinati contesti, una risposta adattativa del sistema nervoso.

Secondo questa interpretazione, l’attivazione della muscolatura masticatoria potrebbe contribuire alla modulazione dell’arousal, cioè del livello di attivazione neurofisiologica dell’organismo.

In altre parole, il cervello potrebbe utilizzare il serramento come strategia di regolazione in presenza di stress cronico, iperattivazione, instabilità del sonno o sovraccarico emotivo e cognitivo.

Questo non significa che il bruxismo sia innocuo o benefico, ma che potrebbe avere una funzione neurobiologica più complessa rispetto a quanto ipotizzato in passato.

Perché il sistema nervoso è centrale nel bruxismo

Il nuovo modello scientifico attribuisce grande importanza ai meccanismi di attivazione del sistema nervoso autonomo.

Molti studi sul bruxismo del sonno mostrano che gli episodi di attività masticatoria sono preceduti da aumento della frequenza cardiaca, incremento dell’attività cerebrale, micro-risvegli e attivazione simpatica.

Questo suggerisce che il bruxismo non sia un fenomeno periferico della bocca, ma una manifestazione di processi centrali che coinvolgono cervello e regolazione neurovegetativa.

Anche nel bruxismo diurno, numerosi pazienti mostrano caratteristiche compatibili con uno stato persistente di iperattivazione: difficoltà a rilassarsi, tensione muscolare diffusa, ipervigilanza, sonno non ristoratore e affaticamento mentale.

Il serramento mandibolare diventa quindi solo una delle espressioni corporee di un sistema nervoso che fatica a ridurre il proprio livello di attivazione.

Ritmo circadiano, stress e ambiente sociale: i fattori che oggi contano di più

Uno degli aspetti più interessanti del modello biopsicosociale è l’importanza attribuita ai fattori regolatori del sistema nervoso.

Il ritmo circadiano, per esempio, svolge un ruolo fondamentale nella stabilità neurofisiologica. Dormire poco, alterare i ritmi sonno-veglia o vivere con orari fortemente irregolari può aumentare l’instabilità dell’arousal e favorire l’iperattivazione.

Anche il contesto sociale influenza profondamente il sistema nervoso. Ambienti altamente stressanti, conflittualità relazionali, pressione lavorativa e iperstimolazione cognitiva mantengono l’organismo in uno stato di allerta persistente.

Il cervello moderno è sottoposto a un carico continuo di stimoli e richieste attentive. In alcuni soggetti predisposti, il bruxismo potrebbe rappresentare una delle modalità attraverso cui il sistema nervoso tenta di regolare questo eccesso di attivazione.

Perché il trattamento del bruxismo deve diventare più integrato

Se il bruxismo è un fenomeno multifattoriale, anche l’approccio terapeutico deve necessariamente diventare più ampio.

Questo non significa abbandonare strumenti utili come il bite, ma riconoscere che il trattamento esclusivamente odontoiatrico spesso non è sufficiente a modificare i meccanismi che sostengono il serramento.

Oggi si parla sempre più di approccio integrato, che può includere regolazione del sonno, gestione dello stress, attività fisica, respirazione, tecniche di rilassamento, interventi cognitivo-comportamentali e supporto al sistema nervoso autonomo.

L’obiettivo non è semplicemente bloccare l’attività muscolare, ma ridurre il livello generale di iperattivazione neurofisiologica.

Attività fisica e “scarico neurale”: perché il corpo ha bisogno di compensare

Il nuovo modello attribuisce grande importanza anche ai meccanismi di compensazione fisiologica dello stress.

Quando il cervello accumula carico emotivo e cognitivo senza adeguate possibilità di recupero, il corpo tende a cercare modalità alternative di regolazione.

In questo contesto, attività come la camminata, l’allenamento aerobico, la respirazione diaframmatica, la meditazione o la scrittura espressiva possono contribuire a ridurre il livello di attivazione del sistema nervoso autonomo e favorire una migliore regolazione dell’arousal neurofisiologico.

Il punto non è “curare il bruxismo” con una singola attività, ma creare condizioni biologiche più favorevoli al recupero del sistema nervoso. Per molte persone, il movimento rappresenta una vera forma di compensazione fisiologica: permette al corpo di scaricare parte di quella tensione che, in assenza di altre vie di regolazione, potrebbe manifestarsi attraverso il serramento mandibolare o altre forme di iperattivazione muscolare.

Il supporto di BruxRelax® in una visione moderna del bruxismo

Il modello biopsicosociale rafforza l’idea che il bruxismo debba essere affrontato sostenendo il sistema nervoso e i meccanismi di regolazione dello stress.

In questo contesto, la BruxRelax® Day Formula è formulata per supportare equilibrio mentale e risposta allo stress grazie alla sinergia tra Ashwagandha, Lavanda, Teanina, Passiflora, Magnesio e Vitamine B5 e B6, ingredienti che contribuiscono al normale funzionamento del sistema nervoso e alla riduzione della tensione neuromuscolare.

Per il supporto serale, la BruxRelax® Night Formula favorisce il rilassamento e accompagna l’organismo verso una maggiore stabilità del sonno, elemento centrale nella regolazione neurofisiologica del bruxismo.

L’obiettivo non è soltanto ridurre il serramento, ma sostenere il terreno biologico e neurocomportamentale che lo alimenta.

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Bibliografia

Manfredini D, et al. The biopsychosocial model of bruxism: current status and future directions.
Journal of Oral Rehabilitation. 2025.

Lobbezoo F, Ahlberg J, Raphael KG, et al. International consensus on the assessment of bruxism.
J Oral Rehabil. 2018;45(11):837–844. PMID:30009389

Lavigne GJ, Khoury S, Abe S, Yamaguchi T, Raphael K. Bruxism physiology and pathology: an overview for clinicians.
J Oral Rehabil. 2008;35(7):476–494. PMID:18557915

Carra MC, Huynh N, Lavigne G. Sleep bruxism: a comprehensive overview for the dental clinician interested in sleep medicine.
Dent Clin North Am. 2012;56(2):387–413. PMID:22459099

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