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Disturbi dell’ATM e bruxismo: qual è il collegamento?

disturbi dell'atm e bruxismo
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I disturbi dell’ATM e il bruxismo sono spesso presenti nello stesso paziente, ma questo non significa che il serramento o il digrignamento siano automaticamente la causa del dolore mandibolare. Le evidenze più recenti descrivono un rapporto molto più articolato: il bruxismo può aumentare il carico sui muscoli masticatori e sull’articolazione temporo-mandibolare, ma il passaggio dal semplice carico alla comparsa di dolore dipende anche dalla capacità di adattamento dei tessuti, dalla sensibilità del sistema nervoso, dal sonno, dallo stress e dagli altri comportamenti orali mantenuti durante la giornata.

Il punto centrale, quindi, non è soltanto chiedersi quanto una persona stringa i denti, ma come il suo organismo risponda a quel carico. È per questo che due pazienti con livelli simili di attività mandibolare possono vivere esperienze completamente diverse: uno non avverte alcun disturbo, l’altro sviluppa dolore, rigidità, cefalea o limitazione dei movimenti.

Questa lettura multidimensionale permette di superare l’equazione troppo semplice “bruxismo uguale disturbo dell’ATM” e di impostare una gestione realmente personalizzata. La letteratura, infatti, non conferma un rapporto causale univoco tra le due condizioni e sottolinea quanto i risultati possano variare anche in base al metodo utilizzato per valutare il bruxismo.

Per comprendere un fenomeno tanto complesso è necessario andare oltre il singolo sintomo. BruxRelax è l’unico brand interamente dedicato al bruxismo: articoli, consigli pratici, prodotti e soluzioni pensati esclusivamente per chi soffre di digrignamento e serramento dei denti. Un punto di riferimento unico per informarsi e trovare sollievo.

Che cos’è l’ATM e quali sintomi provocano i disturbi temporo-mandibolari?

L’articolazione temporo-mandibolare, comunemente abbreviata in ATM, collega la mandibola all’osso temporale del cranio. È un’articolazione particolarmente complessa perché deve consentire contemporaneamente movimenti di rotazione e scorrimento, necessari per parlare, masticare, sbadigliare e deglutire.

Tra il condilo mandibolare e la superficie articolare si trova un disco fibrocartilagineo, che distribuisce il carico e accompagna i movimenti della mandibola. Intorno all’articolazione agiscono muscoli, legamenti e strutture nervose che devono coordinarsi con precisione. Un disturbo può quindi interessare principalmente l’articolazione, i muscoli masticatori oppure entrambi.

Con l’espressione disturbi temporo-mandibolari, o DTM, si indica un gruppo di condizioni differenti, tra cui dolore muscolare masticatorio, artralgia dell’ATM, alterazioni del disco articolare e forme degenerative. Non si tratta, dunque, di un’unica diagnosi.

I sintomi più comuni comprendono dolore davanti all’orecchio, rigidità della mandibola, difficoltà o limitazione nell’apertura della bocca, affaticamento durante la masticazione, clic o crepitii articolari. Possono associarsi anche cefalea, dolore al volto e tensione cervicale. I criteri diagnostici internazionali DC/TMD prevedono proprio una valutazione su due livelli: da una parte i segni clinici e le strutture coinvolte, dall’altra l’intensità del dolore, le limitazioni funzionali e i fattori psicologici e comportamentali che possono influenzare il disturbo.

Il bruxismo può causare dolore all’ATM?

Il bruxismo può contribuire al dolore dell’ATM, ma non rappresenta una spiegazione sufficiente in tutti i casi. Il serramento prolungato e alcune forme di attività ripetitiva dei muscoli masticatori possono aumentare il carico su masseteri, temporali e strutture articolari. Se questo carico supera temporaneamente la capacità di adattamento dell’organismo, possono comparire affaticamento, indolenzimento o dolore.

Il concetto più utile è quello di carico rispetto alla capacità di recupero. Una mandibola non diventa sintomatica soltanto perché viene utilizzata molto, ma quando le richieste meccaniche, emotive e comportamentali superano le risorse disponibili per recuperare.

Questa capacità non è sempre uguale. Può diminuire nei periodi di sonno insufficiente, stress prolungato, inattività fisica, dolore preesistente o recupero muscolare inadeguato. Può inoltre essere influenzata dalla durata del serramento: una contrazione relativamente leggera, ma mantenuta a lungo, può risultare più affaticante di un’attività breve e intensa.

Anche il tipo di bruxismo conta. Il serramento da svegli può prolungarsi per molti minuti senza che la persona se ne renda conto, mentre l’attività masticatoria durante il sonno tende a presentarsi in episodi più brevi. Per questo oggi si preferisce valutare separatamente bruxismo della veglia e bruxismo del sonno, senza considerarli automaticamente espressioni dello stesso meccanismo. Gli strumenti più recenti propongono infatti una valutazione multidimensionale che comprende attività mandibolare, possibili cause, condizioni concomitanti e conseguenze cliniche.

Perché alcune persone con bruxismo hanno dolore alla mandibola e altre no?

La quantità di serramento non spiega da sola la presenza o l’intensità del dolore. Un ruolo importante è svolto dalla resilienza dei tessuti, cioè dalla capacità di muscoli, articolazioni e strutture connettive di tollerare il carico e recuperare.

Due persone possono serrare i denti con frequenza simile, ma avere una diversa condizione muscolare, qualità del sonno, soglia del dolore e capacità di recupero. Persino la presenza di alterazioni visibili agli esami non coincide sempre con i sintomi: alcune modificazioni articolari possono essere rilevate anche in soggetti che non lamentano dolore.

Quando il dolore persiste a lungo, inoltre, il problema può non dipendere più soltanto dai segnali provenienti dall’ATM o dai muscoli. Il sistema nervoso può diventare progressivamente più reattivo, elaborando come dolorosi stimoli che in precedenza erano tollerati. Questo fenomeno viene definito sensibilizzazione centrale.

La sensibilizzazione non significa che il dolore sia immaginario. Significa che i meccanismi nervosi deputati a ricevere e modulare i segnali dolorosi hanno modificato la propria soglia di risposta. In alcune forme di DTM cronico sono state osservate alterazioni della regolazione autonomica e dei processi centrali del dolore, elementi che giustificano una valutazione più ampia rispetto alla sola articolazione.

Questo spiega perché il trattamento che funziona per una persona possa essere poco utile per un’altra: la stessa sede del dolore non implica necessariamente lo stesso meccanismo.

Clic alla mandibola e bruxismo: sono sempre collegati?

Il clic mandibolare è spesso dovuto a un movimento non perfettamente sincronizzato del disco articolare. In molti casi il disco si trova in una posizione anteriore quando la bocca è chiusa e torna momentaneamente sul condilo durante l’apertura, producendo il caratteristico scatto.

Il clic può presentarsi in persone con o senza bruxismo e non indica necessariamente un danno in evoluzione. Quando è isolato, non provoca dolore e non limita la funzione, può rimanere stabile nel tempo senza richiedere trattamenti invasivi.

Il serramento può aumentare il carico sull’ATM e rendere più evidente una condizione già presente, ma non è corretto attribuire automaticamente ogni rumore articolare al bruxismo. Anche in questo caso è necessario valutare il quadro complessivo: dolore, limitazione dell’apertura, deviazioni del movimento, episodi di blocco e cambiamenti recenti del rumore hanno un significato clinico maggiore del clic isolato.

Quali abitudini aumentano il carico sull’ATM oltre al bruxismo?

Concentrarsi soltanto sul bruxismo rischia di far trascurare il carico complessivo accumulato dalla mandibola durante l’intera giornata. Una persona può non digrignare molto, ma passare ore a tenere i denti a contatto, masticare gomme, mordere labbra e guance, rosicchiare unghie o oggetti e sostenere il mento con la mano.

Anche parlare a lungo, consumare abitualmente alimenti molto duri oppure forzare ripetutamente l’apertura della bocca può contribuire, in una fase dolorosa, a mantenere irritati muscoli e articolazione. Nessuna di queste attività è necessariamente patologica se occasionale; è la somma della frequenza, della durata e dell’intensità a determinare il carico.

Un approccio utile consiste quindi nel ricostruire l’intera giornata mandibolare: non solo ciò che accade durante il sonno, ma anche i comportamenti automatici della veglia. La valutazione ecologica in tempo reale, attraverso brevi richiami distribuiti nella giornata, è stata sviluppata proprio perché i questionari retrospettivi possono non rappresentare con precisione quanto spesso una persona serri o mantenga la mandibola in tensione.

Stress e dolore all’ATM: qual è il collegamento?

Lo stress non agisce soltanto aumentando la probabilità di serrare i denti. Può influenzare contemporaneamente il tono muscolare, la qualità del sonno, l’attenzione rivolta ai sintomi e i sistemi cerebrali che modulano il dolore.

Durante un periodo di elevato carico emotivo, una persona può mantenere più spesso la mandibola contratta, recuperare peggio durante il sonno e diventare più sensibile alle sensazioni provenienti dal volto. Se il dolore provoca ulteriore preoccupazione, può instaurarsi un circuito in cui tensione, attenzione al sintomo e paura del movimento si rinforzano reciprocamente.

È proprio per evitare interpretazioni riduttive che i criteri DC/TMD affiancano alla diagnosi fisica la valutazione del disagio psicologico, della disabilità collegata al dolore e delle condizioni dolorose concomitanti. Non significa attribuire il disturbo “alla mente”, ma riconoscere che il dolore è un’esperienza biologica modulata anche dal contesto emotivo e sociale.

Come si curano i disturbi dell’ATM associati al bruxismo?

Non esiste un unico trattamento valido per tutti i disturbi dell’ATM associati al bruxismo. La scelta dipende dalla struttura prevalentemente coinvolta, dalla durata del problema, dalla presenza di limitazioni funzionali e dai fattori che mantengono il dolore.

Se prevale un sovraccarico muscolare recente, può essere prioritario ridurre temporaneamente le attività più impegnative per la mandibola, recuperare una posizione di riposo con i denti non a contatto e intervenire sul serramento diurno. Quando è presente una limitazione del movimento, la fisioterapia può lavorare sulla mobilità mandibolare e cervicale e sulla coordinazione dei muscoli.

In altri pazienti il punto centrale è il sonno, mentre nei quadri persistenti possono assumere maggiore importanza la gestione dello stress, l’educazione sul dolore e gli interventi cognitivo-comportamentali. Un dispositivo intraorale può essere indicato per proteggere i denti o gestire alcune componenti del carico, ma non elimina necessariamente l’attività di bruxismo e non affronta da solo tutti i meccanismi di un DTM.

Il modello biopsicosociale non sostituisce la valutazione odontoiatrica: la rende più precisa. Invece di cercare una causa unica, prova a identificare quali fattori pesano maggiormente in quel paziente e quali siano modificabili.

Dolore all’ATM: quali segnali richiedono una valutazione specialistica?

Un lieve affaticamento occasionale può risolversi riducendo temporaneamente il carico e osservando le proprie abitudini. È invece opportuno richiedere una valutazione quando il dolore persiste, peggiora o interferisce con attività quotidiane come mangiare e parlare.

Meritano particolare attenzione:

  • apertura della bocca progressivamente ridotta;
  • episodi di blocco mandibolare;
  • dolore intenso o ricorrente davanti all’orecchio;
  • improvviso cambiamento dell’occlusione;
  • gonfiore, trauma o sintomi sistemici;
  • cefalea o dolore facciale che diventano frequenti;
  • limitazione funzionale che dura diverse settimane.

Una valutazione basata su criteri diagnostici validati permette di distinguere una mialgia, un’artralgia, un’alterazione del disco o una condizione degenerativa e di escludere problemi non direttamente riconducibili all’ATM.

Come BruxRelax® può supportare la gestione della tensione mandibolare

Quando il bruxismo e lo stress contribuiscono a mantenere elevata la tensione dei muscoli masticatori, può essere utile affiancare al percorso indicato dallo specialista un supporto rivolto al benessere del sistema nervoso e alla normale funzione muscolare.

La BruxRelax® Day Formula combina Ashwagandha, Lavanda, Teanina, Passiflora, Magnesio e Vitamine B5 e B6. L’Ashwagandha favorisce il benessere mentale, Lavanda e Passiflora sostengono il rilassamento, la Teanina promuove calma e serenità, mentre il Magnesio contribuisce alla normale funzione muscolare. Le Vitamine B5 e B6 sostengono il normale funzionamento del sistema nervoso e il metabolismo energetico.

La BruxRelax® Night Formula è invece pensata per accompagnare il rilassamento serale e il riposo. In una visione integrata, il suo ruolo non è quello di trattare direttamente una patologia dell’ATM, ma di sostenere uno dei contesti fisiologici che possono influire sul bruxismo, sulla tensione e sulla capacità di recupero.

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Bibliografia

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