Per molto tempo il bruxismo è stato descritto come una semplice “parafunzione”, cioè un’attività muscolare priva di utilità biologica. Stringere o digrignare i denti veniva interpretato quasi esclusivamente come un comportamento dannoso da bloccare, spesso collegato a stress, malocclusioni o tensione nervosa.
Negli ultimi anni, però, la ricerca scientifica ha iniziato a proporre una visione più complessa. Secondo il nuovo modello biopsicosociale del bruxismo, il serramento dei denti potrebbe rappresentare, almeno in alcuni casi, una risposta adattativa del sistema nervoso.
Questo non significa che il bruxismo faccia bene o che debba essere ignorato. Significa però che il corpo potrebbe utilizzare l’attività muscolare mandibolare come tentativo di regolazione in condizioni di iperattivazione, stress o instabilità neurofisiologica.
È un cambiamento importante, perché sposta il focus dal semplice sintomo alla funzione che quel comportamento potrebbe avere per l’organismo.
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Perché il bruxismo non viene più considerato solo una “parafunzione”
Il termine “parafunzione” nasce dall’idea che alcune attività muscolari avvengano senza una reale utilità fisiologica. Nel caso del bruxismo, però, questa definizione oggi appare limitante.
Molti studi mostrano che gli episodi di serramento e digrignamento sono strettamente collegati a fenomeni di attivazione del sistema nervoso centrale. Nel bruxismo del sonno, ad esempio, gli episodi sono spesso preceduti da:
- micro-risvegli;
- aumento della frequenza cardiaca;
- incremento dell’attività cerebrale;
- attivazione del sistema nervoso simpatico.
Questi elementi suggeriscono che il bruxismo non sia un fenomeno casuale o puramente meccanico, ma una manifestazione inserita in processi neurofisiologici molto più complessi.
Il sistema nervoso usa il bruxismo per regolare lo stress?
Una delle ipotesi più interessanti riguarda proprio il ruolo regolatorio del bruxismo.
Secondo alcuni ricercatori, l’attivazione dei muscoli masticatori potrebbe contribuire alla modulazione dell’arousal neurofisiologico, cioè del livello di attivazione del sistema nervoso.
In pratica, il cervello potrebbe utilizzare il serramento mandibolare come strategia per gestire:
- sovraccarico mentale;
- stress cronico;
- iperattivazione;
- instabilità del sonno;
- tensione emotiva.
È un concetto che cambia radicalmente prospettiva. Il bruxismo non verrebbe più interpretato solo come un “errore” del corpo, ma come una possibile modalità attraverso cui l’organismo tenta di mantenere un equilibrio interno.
Naturalmente questo non elimina le conseguenze negative del serramento cronico, come dolore muscolare, cefalee o usura dentale. Significa però che limitarsi a bloccare il sintomo potrebbe non essere sufficiente.
Perché alcune persone serrano molto più di altre
Non tutte le persone esposte a stress sviluppano bruxismo. Questo suggerisce che esistano fattori individuali che influenzano la risposta del sistema nervoso.
La ricerca sta osservando con crescente interesse elementi come:
- predisposizione genetica;
- sensibilità allo stress;
- tratti di personalità;
- ipervigilanza;
- regolazione emotiva;
- qualità del sonno.
Alcuni soggetti sembrano avere un sistema nervoso più incline a mantenersi in stato di attivazione persistente. In questi casi il corpo può cercare vie di compensazione attraverso tensione muscolare, serramento mandibolare o altre forme di iperattivazione motoria.
Molte persone con bruxismo, infatti, riferiscono anche:
- tensione cervicale;
- sonno leggero;
- difficoltà a rilassarsi;
- stanchezza mentale;
- sensazione di essere “sempre attive”.
Il ruolo del ritmo circadiano e del recupero
Uno degli aspetti più interessanti emersi negli studi recenti riguarda il ruolo del ritmo circadiano.
Dormire poco, andare a letto molto tardi, vivere con orari irregolari o esporsi continuamente a stimoli cognitivi può alterare la regolazione neurofisiologica e aumentare l’instabilità dell’arousal.
In altre parole, il cervello fatica di più a passare da uno stato di attivazione a uno stato di recupero.
Quando questo equilibrio si altera, il sistema nervoso può restare “acceso” anche durante il sonno, aumentando la probabilità di episodi di bruxismo notturno.
Anche lo stile di vita moderno può favorire il bruxismo
Il cervello umano non è progettato per gestire stimoli continui per tutto il giorno.
Notifiche, multitasking, pressione lavorativa, carico mentale e iperstimolazione costante mantengono molte persone in uno stato cronico di allerta fisiologica.
Secondo il nuovo approccio scientifico, il bruxismo potrebbe rappresentare anche una conseguenza indiretta di questo stile di vita iperattivante.
Il problema non è solo lo stress “forte”, ma soprattutto quello continuo e silenzioso che impedisce al sistema nervoso di recuperare davvero.
Perché il trattamento del bruxismo deve diventare più ampio
Se il bruxismo può avere una funzione adattativa, allora il trattamento non può limitarsi esclusivamente alla bocca.
Questo non significa che bite e dispositivi intraorali siano inutili, ma che spesso è necessario lavorare anche sui fattori che mantengono elevato il livello di attivazione neurofisiologica.
Sonno, gestione dello stress, attività fisica, respirazione, regolazione emotiva e qualità della vita diventano quindi elementi centrali.
L’obiettivo non è semplicemente “bloccare” il serramento, ma aiutare il sistema nervoso a trovare modalità più efficienti e meno dannose di regolazione.
Attività fisica e regolazione del sistema nervoso
Uno degli aspetti più interessanti del nuovo modello riguarda proprio il concetto di compensazione fisiologica.
Quando il cervello accumula tensione e attivazione senza adeguate possibilità di scarico, il corpo tende a cercare strategie alternative di regolazione. In questo contesto, attività come movimento moderato, respirazione diaframmatica, tecniche di rilassamento o scrittura espressiva possono contribuire a ridurre il livello generale di iperattivazione.
Per alcune persone, il bruxismo potrebbe rappresentare proprio un tentativo del sistema nervoso di “gestire” un carico che non riesce a scaricare in altri modi.
Il supporto di BruxRelax® in una visione moderna del bruxismo
Il nuovo modello biopsicosociale suggerisce che il bruxismo debba essere affrontato sostenendo il sistema nervoso e i meccanismi di regolazione dello stress, non solo la componente muscolare o dentale.
La BruxRelax® Day Formula combina ingredienti come Ashwagandha, Lavanda, Teanina, Passiflora, Magnesio e Vitamine B5 e B6, che lavorano in sinergia per sostenere equilibrio mentale, funzione nervosa e rilassamento neuromuscolare durante la giornata.
Per il recupero notturno, la BruxRelax® Night Formula aiuta invece a favorire rilassamento e qualità del sonno, aspetti fondamentali nella regolazione dell’iperattivazione neurofisiologica associata al bruxismo.
L’obiettivo non è semplicemente bloccare il serramento, ma supportare il terreno biologico e neurocomportamentale che lo sostiene.
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Bibliografia
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